Avvenire 14/4/2009

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Catanzaro – Alex Katz, una ricerca sulla percezione antiespressionista

DA CATANZARO GIORGIO AGNISOLA
È difficile convincersi della freddezza dello sguardo. La realtà, quale ci appare nello specchio del visibile, testimonia sempre di un complesso orizzonte percettivo, non solo psichico e culturale, ma anche strettamente fisico. E non solo individuale, ma anche collettivo e sociale. Nella percezione non si è mai distaccati, né tantomeno soli.
Forse in questo senso il recupero di una distanza da ciò che lo sguardo indaga e la frapposizione tra sé e loggetto di un filtro mentale, come suggerisce nelle sue opere Alex Katz (di cui il Museo delle Arti di Catanzaro presenta una mostra di grandi opere recenti), può avere un suo significato provocatorio, di messa in discussione e rianalisi degli stessi meccanismi della visione e delle sue implicazioni o convenzioni interpretative.
Due sono gli ambiti più conosciuti della ricerca dellartista americano, documentati nella mostra calabrese, curata da Alberto Fiz: i volti e i paesaggi. Si tratta di lavori in apparenza banali, in cui prevale il segno grafico e convenzionale, stereotipato, e che proprio per questo determina reazioni che potrebbero dirsi opposte a quelle di una lettura emozionale e partecipata, che si fermano allo stadio ricognitivo della sagoma, dellindizio figurativo e che comunque rivelano unallusività astratta e decontestualizzata. Nei volti, quasi sempre letti di profilo, dentro ed oltre la possibile identificazione della loro fisionomia, si legge come un silenzio, cui tuttavia non corrisponde alcun orizzonte di senso, bensì unassenza di significati, sottolineata dalla convenzionalità del tratto e dagli stessi particolari descrittivi, come gli occhiali scuri indossati da quasi tutti i personaggi maschili.
Nei paesaggi invece sembra tornare un antico mito, quello dellimmagine riflessa e delle sue implicazioni mentali e psicologiche, indagato da tanti artisti, da Caravaggio a Monet. Ma anche qui la natura capovolta non restituisce, come può accadere ad esempio in Baselitz, una ambiguità percettiva. Il dipinto resta semplicemente un paesaggio capovolto, senza alcuna apertura surreale o simbolica o comunque evocativa.
E tuttavia lopera non perde una sua suggestività visiva. È qui il punto. Per quanto larte si faccia speculazione concettuale o proposta teoretica, analisi del senso (o del non senso) possibile e interpretabile nello sguardo, essa continua a suggerire nostro malgrado percorsi fenomenici, cammini psichici, determina suggestioni culturali e conoscitive. Resta dunque la curiosità e lapertura intellettuale della proposta. Che Katz elabora a partire dagli anni Cinquanta, anticipando fondamentali percorsi della ricerca visiva antiespressionistica.
Catanzaro, Marca
ALEX KATZ
Reflections
Fino al 27 Settembre